“Mia abbazia, parole di pietra
tratte con acqua e fuoco dalla terra
per stemperare Parola svelata
che tutte assomma di misericordia”

                                Don Luisito Bianchi

POESIE

Rossi mosaici d’ore riflesse
sull’inseguirsi dei giorni usuali
mi vieni incontro materna abbazia
signora di silenzi e di marcite.

 

Come la nuda parete al morente
la verità rivela della vita
per poi ritrarsi in scrigni di silenzi,
così dalle tue pietre il campanile
fora l’ultimo sguardo sulla strada
fra le piane svelando il vero senso
della tua esistenza secolare:
lotta mirabile al notturno guado
che già annunzia il focato crepuscolo.

 

Fuoco nascosto nelle rosse pietre
come sotto la neve il pane atteso
mentre la luna ride al gelso adunco
raggi di rimandate primavere:
così speranza effondi nella notte
sui dormienti, o mia scolta vigilante.

 

Riservi a vespro la veste di sposa
dal bordo d’oro all’ultimo colloquio
coi coppi di cascina mentre invocano
pazienti il frullo dell’ultimo passero;
così disveli agli ultimi lo scrigno
del tuo tesoro come in evangelici
annunzi.
E poi, pareggiando il respiro
sui silenzi incantati delle pietre,
tua bellezza a se stessa soprintende.

 

Questo accadde
e non sanno come, i passeri;
ma noi sì, che a miracoli di fionde
pensiamo e a levità su gorghi infidi:
murale e antemurale ti protessero
gli occhi che un ultimo lampo di rosso
ebbero in sorte con l’ultimo fiato
ed ancora ti s’ergono a difesa
disarmato in vastissima pianura
Vicus Boldonis, terra di marcite…

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